Archivio di ottobre 2010

L’ESPERIENZA DELLA PELLE NELLE PRIME RELAZIONI OGGETTUALI

Questo studio riguarda la funzione della pelle del bambino e dei suoi primi oggetti, in relazione alla forma più primitiva di collegamento fra le parti della personalità non ancora differenziate dalle parti del corpo. Questa funzione può essere facilmente studiata in psicoanalisi in relazione ai problemi di dipendenza e di separazione nel transfert. La tesi è che, nella loro forma più primitiva, le parti della personalità vengano sentite come prive di qualsiasi forza che le tenga legate tra loro, e debbano perciò essere tenute insieme passivamente dalla pelle, che funziona come un confine, in un modo che viene da esse stesse avvertito come passivo. Ma la funzione interna di contenere le parti del Sé dipende inizialmente dall’introiezione di un oggetto esterno, vissuto come capace di svolgere questa funzione. In seguito, l’identificazione con questa funzione dell’oggetto permette di superare lo stato di non integrazione e dà origine alla fantasia di spazi interni ed esterni. Solo a questo punto il terreno è pronto per l’operare della scissione primaria e dell’idealizzazione del Sé e dell’oggetto, così come sono state descritte da Melanie Klein. Fino a che le funzioni di contenimento non sono state introiettate, il concetto di uno spazio interno al Sé non può costituirsi. L’introiezione, ossia la costruzione di un oggetto nello spazio interno, è pertanto impedita; in sua assenza la funzione dell’identificazione proiettiva continuerà necessariamente indisturbata e si manifesteranno tutte le confusioni di identità che la accompagnano. Si può quindi ritenere che lo stadio della scissione e dell’idealizzazione primaria del Sé e dell’oggetto sia fondato su questo processo precoce di contenimento del Sé e dell’oggetto da parte delle loro rispettive pelli.

Le fluttuazioni che avvengono in questo stato primario saranno illustrate con materiale clinico, tratto dall’osservazione del bambino, in modo da mostrare la differenza tra la non-integrazione come esperienza passiva di totale impotenza e la disintegrazione attraverso processi di scissione come operazione attivamente difensiva al servizio dello sviluppo. Dal punto di vista economico ci stiamo quindi occupando di situazioni che portano ad angosce catastrofiche nell’ambito dello stato di non integrazione (che vanno distinte dalle angosce persecutorie e depressive, più specifiche e circoscritte).

Sembrerebbe che, nello stato neonatale di non-integrazione, il bisogno di un oggetto che contenga spinga alla ricerca frenetica di un oggetto (una luce, una voce, un odore o un altro oggetto sensuale) che possa attirare l’attenzione e quindi essere vissuto, almeno momentaneamente, come qualcosa che tiene insieme le parti della personalità. L’oggetto ottimale è il capezzolo nella bocca, assieme alla madre che tiene in braccio il bambino, gli parla ed emana un odore familiare.

L’oggetto che contiene è vissuto concretamente come una pelle. Uno sviluppo difettoso di questa funzione primaria della pelle può essere visto come derivante da inadeguatezza dell’oggetto reale o da attacchi fantasticati contro di esso, che ne impediscono l’introiezione. I disturbi della funzione primaria della pelle possono portare allo sviluppo di una “seconda pelle” attraverso la quale la dipendenza dall’oggetto è sostituita da una pseudo indipendenza, nonché dall’uso inappropriato di certe funzioni mentali, o forse di talenti innati, allo scopo di creare un sostituto della funzione di contenitore della pelle.

Il materiale che segue darà alcuni esempi di formazione di una seconda pelle:

ALICE → Un anno di osservazione di una giovane madre immatura e della sua prima figlia mostrò un graduale miglioramento nella funzione del “contenitore-pelle” nelle prime dodici settimane. Man mano che la tolleranza della madre alla vicinanza corporea della bambina aumentava, diminuiva il suo bisogno di stimolarla a manifestazioni di vitalità. Si potè osservare una conseguente diminuzione degli stati di non-integrazione nella bambina (caratterizzati da tremori, starnuti e movimenti scoordinati). Seguì un trasloco in una nuova casa che disturbò gravemente la capacità della madre di tenere la figlia, spingendola ad allontanarsi da lei. Iniziò a darle da mangiare mentre guardava la televisione o di notte, senza neanche tenerla in braccio. Ciò causò alla bambina una serie di disturbi somatici e un aumento degli stati di non-integrazione. La malattia del padre in quel periodo peggiorò la situazione e costrinse la madre a progettare di riprendere il lavoro.

MARY → Alcuni anni di analisi, a partire dai tre anni e mezzo, ci hanno permesso di ricostruire gli stati mentali problematici presentati da Mary. I fatti salienti erano questi: una nascita difficile, un precoce attaccamento al capezzolo ma pigrizia nel succhiare; aggiunta del biberon alla terza settimana (allattamento al seno fino agli undici mesi); eczema infantile a quattro mesi e tendenza a graffiarsi fino a sanguinare; estremo aggrappamento alla madre; grave intolleranza all’attesa per i pasti; sviluppo ritardato e atipico in tutti i campi. Nell’analisi, la grave intolleranza alla separazione fu riflessa fin dall’inizio, dopo la prima interruzione per le vacanze, nel sistematico distruggere e rompere tutti i giocattoli stringendo le mandibole. Si potè osservare e studiare l’estrema dipendenza dal contatto immediato durante gli stati non integrati che si esprimevano nelle posture e nei movimenti, da un lato, e nel pensiero e nella comunicazione dall’altro. Questi stati si presentavano all’inizio di ogni seduta, miglioravano nel corso dell’ora per ricomparire al momento di andarsene. Entrava con le spalle curve, con le articolazioni rigide, grottesca come un sacco di patate, come lei stessa si definì in seguito, ed emetteva un esplosivo “SSBICK” che stava per “Buongiorno Mrs Bick”. Questo sacco di patate sembrava in costante pericolo di rovesciare fuori i suoi contenuti, in parte a causa del continuo bucherellarsi della pelle, che rappresentava la “pelle sacco” dell’oggetto in cui erano contenute le parti di lei (identificazioni proiettiva), le “patate”. Si ottenne un miglioramento dalla postura curva a quella eretta, insieme ad una diminuzione della sua totale dipendenza generale, più attraverso la formazione di una seconda pelle basata sulla muscolarità che sull’identificazione con un oggetto contenente.

ADULTO NEVROTICO → Fu possibile studiare l’alternarsi di due tipi di esperienza del sé (il “sacco di mele” e “l’ippopotamo”) in relazione alla qualità del contatto nel transfert e nell’esperienza di separazione; entrambe le esperienze erano collegate ad un periodo di alimentazione disturbata. Nello stato “sacco di mele”, il paziente era permaloso, vanitoso, bisognoso di attenzione e di apprezzamenti continui, si ammaccava facilmente ed era costantemente in attesa di una catastrofe, come ad esempio un collasso, al momento di alzarsi dal lettino. Nello stato “ippopotamo”, il paziente era invece aggressivo, tirannico, sarcastico e inflessibile nel seguire la propria strada. Entrambi gli stati erano collegati al tipo di organizzazione “seconda pelle”, dominato dall’identificazione proiettiva. La pelle “ippopotamo”, come quella “sacco” erano un riflesso della pelle dell’oggetto dentro cui egli esisteva,mentre le mele dell apelle sottile, che si ammaccavano facilmente dentro il sacco, rappresentavano lo stato delle parti del sé che si trovavano dentro questo oggetto insensibile.

GIORGIA → All’inizio dell’analisi di una bambina di cinque anni, il cui periodo di allattamento era stato caratterizzato da anoressia, si presentarono dei problemi relativi al contenitore-pelle, espressi, ad esempio, dalle continue richieste della bambina alla madre, durante la prima vacanza analitica, di abbottonarle bene i vestiti ed allacciarle strettamente le scarpe. Il materiale successivo rivelò la sua intensa angoscia e il bisogno di distinguere se stessa dai giocattoli e dalle bambole, di cui diceva: << I giocattoli non sono come me, vanno in mille pezzi e non si ristabiliscono. Loro non hanno una pelle. Noi abbiamo una pelle >>.

In tutti i pazienti che presentano disturbi nella formazione della prima-pelle, la ricostruzione analitica rivela gravi disturbi nel periodo dell’allattamento, anche se non sempre notati dai genitori. Questa carente formazione della pelle produce una generale fragilità nell’integrazione e nelle organizzazioni successive. Si manifesta in stati di non-integrazione, che vanno distinti dalla regressione riguardante i tipi più fondamentali di non-integrazione, parziale o totale, del corpo, della postura, della motilità e delle corrispondenti funzioni mentali, in particolare della comunicazione. Il fenomeno “seconda pelle” che sostituisce la prima integrazione della pelle si manifesta come un tipo, parziale o totale, di corazza muscolare o come una corrispondente muscolarità verbale. L’indagine analitica del fenomeno “seconda pelle” tende a produrre stati transitori di non-integrazione. Soltanto un’analisi che si spinga in modo approfondito fino all’elaborazione della dipendenza primaria dall’oggetto materno può rafforzare questa fragilità sottostante. Si deve sottolineare che l’aspetto di contenimento della situazione analitica risiede specialmente nel setting, ovvero in un’area in cui la solidità della tecnica è d’importanza cruciale.